Chi sono

Candidata Sindaco per il comune di Como alle elezioni del 6 e 7 maggio 2012 per la lista Ecologisti e reti civiche.

Nata a Como nel 1962. Laureata in Architettura e insegnante di Progettazione all’istituto Statale d’Arte per l’arredamento di Lomazzo. Membro del consiglio nazionale degli Ecologisti e Reti Civiche, responsabile regionale dei Verdi e portavoce dei Verdi di Como, è stata consigliera comunale dal 2002 al 2007 e membro della Commissione urbanistica Comune di Como. E’ promotrice di progetti ambientali nelle scuole, del Parco Canile della Valbasca e del Piano del Verde della città di Como. Impegnata in progetti di cooperazione internazionale a sostegno dei minori in difficoltà.



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martedì 19 ottobre 2010

COMUNICATO STAMPA:Lombardia come laboratorio di “ green economy” e delle tecnologie rinnovabili , non sito atomico e pattumiera nucleare

Le decisione del Governo di riaprire il nucleare nonostante il referendum del 1987 , nel quale piu’ dell’80% dei votanti espresse la volonta’ di uscirne ,e’ una scelta scellerata e retrograda: una tecnologia rischiosa,impattante,costosa , con tempi lunghi di realizzazione impegnera’ decine di migliaia di miliardi di soldi pubblici per arrivare a coprire il una briciola del fabbisogno annuo.
Non vogliamo insistere sui pericoli del nucleare, in un clima culturale in cui gli studi scientifici sugli effetti di alte e basse radiazioni vengono sistematicamente negati da una irriducibile sicumera senza prove . Insistiamo pero’ con conti inconfutabili alla mano sul fatto che il nucleare e’ un clamoroso flop, non ecologico , non conveniente, non economico. Un bidone atomico. L’idea che il nucleare sia economico e porti a ridurre i costi per l’utenza e’ pura propaganda: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro sicurezza tecnologica e militare comportano infatti costi elevatissimi., L’apparente basso costo del KWh in alcuni paesi del nucleare, in Francia ad esempio, è dovuto solo all’intervento diretto e indiretto dello Stato.
Investendo sul nucleare si sottraggono risorse alle tecnologie in grado di ridurre le emissioni , all’efficienza energetica e alle rinnovabili. Insomma a quella “green economy” che sta portando fuori gli altri paesi dalla crisi mondiale ,creando nuove reali opportunità di occupazione(ad oggi in Germania tra diretto e indotto ha creato 250.000 posti di lavoro).
Gli investimenti ingentissimi che stiamo sacrificando al nucleare e pure i corposi incentivi economici economiche per “oliare” le comunita’ locali usciranno dalle nostre tasche . Compensazioni ingenti che riguardano sconti sulle bollette, premi, sconti e sgravi fiscali , che non avrebbero ragione d’essere se l’ affermazione che il nucleare e’ ecologico e sicuro fosse vera anche per chi la sostiene.
Nell’ultimo anno sono arrivati da territorio segnali inquietanti di coinvolgimento diretto della Lombardia nel nucleare: la definizione da parte del presidente Zuccoli della Lombardia come ” regione ideale “ e il lancio di A2A nel nucleare ;le ipotesi di costruzione di impianti e di utilizzo cave per deposito scorie in alto Lago di Como; la riattivazione di Caorso(vicinissima) o nuovi impianti nella Bassa, a ridosso del Po, perchè il nucleare e’ assetato in modo perpetuo di acqua.Le centrali nucleari francesi usano il 40% del consumo idrico nazionale; in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche nel nostro Paese!
Il Governo intende procedere sia per attrazione economica , sia per imposizione contro la volonta’ degli Enti e delle popolazioni locali, riteniamo tuttavia che una presa di posizione da parte del territorio sia una atto rilevante che attiva ulteriori responsabilità a carico del Governo centrale. Con questo spirito alcune Regioni, molti Sindaci e Presidenti provinciali si stanno attivando per far sentire la loro volontà e quella dei cittadini che amministrano.
Chiediamo al Presidente Formigoni e ai nostri Amministratori regionali un sostegno concreto alla riconversione e allo sviluppo di tecnologie e imprese sostenibili in Lombardia , unica fonte possibile di nuova occupazione, e di rendere da subito la Lombardia territorio indisponibile all’insediamento di impianti ad energia nucleare per fissione di materiali radioattivi , ma anche al deposito definitivo e temporaneo di masteriali radioattivi ,anche di bassa attività, arricchiti o impoveriti, scorie radioattive, materiali allo stato solido, liquido o gassoso contaminati da fonti radioattive e derivanti dalla filiera della produzione di energia nucleare. a garanzia dei cittadini residenti e delle generazioni future che vivranno nel nostro territorio.

Eisabetta Patelli _Presidente Verdi della Lombardia 366 4253014
COMUNICATO STAMPA:Lombardia come laboratorio di “ green economy” e delle tecnologie rinnovabili , non sito atomico e pattumiera nucleare

Le decisione del Governo di riaprire il nucleare nonostante il referendum del 1987 , nel quale piu’ dell’80% dei votanti espresse la volonta’ di uscirne ,e’ una scelta scellerata e retrograda: una tecnologia rischiosa,impattante,costosa , con tempi lunghi di realizzazione impegnera’ decine di migliaia di miliardi di soldi pubblici per arrivare a coprire il una briciola del fabbisogno annuo.
Non vogliamo insistere sui pericoli del nucleare, in un clima culturale in cui gli studi scientifici sugli effetti di alte e basse radiazioni vengono sistematicamente negati da una irriducibile sicumera senza prove . Insistiamo pero’ con conti inconfutabili alla mano sul fatto che il nucleare e’ un clamoroso flop, non ecologico , non conveniente, non economico. Un bidone atomico. L’idea che il nucleare sia economico e porti a ridurre i costi per l’utenza e’ pura propaganda: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro sicurezza tecnologica e militare comportano infatti costi elevatissimi., L’apparente basso costo del KWh in alcuni paesi del nucleare, in Francia ad esempio, è dovuto solo all’intervento diretto e indiretto dello Stato.
Investendo sul nucleare si sottraggono risorse alle tecnologie in grado di ridurre le emissioni , all’efficienza energetica e alle rinnovabili. Insomma a quella “green economy” che sta portando fuori gli altri paesi dalla crisi mondiale ,creando nuove reali opportunità di occupazione(ad oggi in Germania tra diretto e indotto ha creato 250.000 posti di lavoro).
Gli investimenti ingentissimi che stiamo sacrificando al nucleare e pure i corposi incentivi economici economiche per “oliare” le comunita’ locali usciranno dalle nostre tasche . Compensazioni ingenti che riguardano sconti sulle bollette, premi, sconti e sgravi fiscali , che non avrebbero ragione d’essere se l’ affermazione che il nucleare e’ ecologico e sicuro fosse vera anche per chi la sostiene.
Nell’ultimo anno sono arrivati da territorio segnali inquietanti di coinvolgimento diretto della Lombardia nel nucleare: la definizione da parte del presidente Zuccoli della Lombardia come ” regione ideale “ e il lancio di A2A nel nucleare ;le ipotesi di costruzione di impianti e di utilizzo cave per deposito scorie in alto Lago di Como; la riattivazione di Caorso(vicinissima) o nuovi impianti nella Bassa, a ridosso del Po, perchè il nucleare e’ assetato in modo perpetuo di acqua.Le centrali nucleari francesi usano il 40% del consumo idrico nazionale; in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche nel nostro Paese!
Il Governo intende procedere sia per attrazione economica , sia per imposizione contro la volonta’ degli Enti e delle popolazioni locali, riteniamo tuttavia che una presa di posizione da parte del territorio sia una atto rilevante che attiva ulteriori responsabilità a carico del Governo centrale. Con questo spirito alcune Regioni, molti Sindaci e Presidenti provinciali si stanno attivando per far sentire la loro volontà e quella dei cittadini che amministrano.
Chiediamo al Presidente Formigoni e ai nostri Amministratori regionali un sostegno concreto alla riconversione e allo sviluppo di tecnologie e imprese sostenibili in Lombardia , unica fonte possibile di nuova occupazione, e di rendere da subito la Lombardia territorio indisponibile all’insediamento di impianti ad energia nucleare per fissione di materiali radioattivi , ma anche al deposito definitivo e temporaneo di masteriali radioattivi ,anche di bassa attività, arricchiti o impoveriti, scorie radioattive, materiali allo stato solido, liquido o gassoso contaminati da fonti radioattive e derivanti dalla filiera della produzione di energia nucleare. a garanzia dei cittadini residenti e delle generazioni future che vivranno nel nostro territorio.

Eisabetta Patelli _Presidente Verdi della Lombardia 366 4253014

martedì 27 aprile 2010

L'Italia paga per il nucleare che non ha, ma che aveva: si tratta di oltre 12 miliardi di euro per gestire le scorie radioattive. Questo, nonostante il deposito nazionale ancora non sia stato identificato ufficialmente. Anche se la sede potrebbe essere nell'area di Garigliano, tra Latina e Caserta, che per i vecchi trascorsi viene ritenuta 'la piccola Chernobyl italiana'.

E' questo il contenuto di un dossier dei VERDI presentato nel corso di un'azione di protesta di fronte a Piazza Montecitorio, proprio nell'anniversario dei 24 anni dell'incidente di Chernobyl: ai piedi di un plastico di una centrale nucleare, il presidente dei VERDI, Angelo Bonelli, insieme con altri rappresentanti ha simulato un incidente atomico, con tanto di tute bianche anti-radiazioni e finti malori.

Dalla chiusura delle vecchie centrali ad oggi, si osserva nel dossier, la cifra che i cittadini italiani hanno dovuto pagare per la gestione delle scorie radioattive supera i 12 miliardi di euro senza che sia stato possibile indicare il deposito unico nazionale. La quantita' attuale di rifiuti radioattivi italiani di seconda (scarti di lavorazione) e terza categoria (combustibile irragiato, scorie di riprocessamento) e' pari a circa 90.000 metri cubi: 25.000 attuali e altri 65.000 provenienti dalle centrali in dismissione. A questi bisogna poi aggiungere una produzione annuale di 1.000 metri cubi di scorie provenienti da usi medici e industriali. Quelli di seconda categoria sono rifiuti pericolosi per circa 300 anni mentre quelli di terza rimangono carichi di radioattività anche per 250.000 anni.

Per quanto riguarda il deposito nazionale a Garigliano, si legge nel dossier dei VERDI, bisogna ricordare che nell'area e' presente l'ex centrale nucleare in fase di smantellamento.

Pertanto, bisognerebbe capire se l'eventuale deposito accoglierebbe le scorie di quella centrale o di tutto il territorio. Secondo i VERDI, tra l'altro, la centrale di Gargliano, definita 'una piccola Chernobyl', e' stata vittima di diversi incidenti. Il primo, nel dicembre 1976 il fiume Garigliano, dice il dossier, che in fase di piena e' entrato nel locale sotterraneo raccogliendo e trscinandosi con se' oltre un milione di litri d'acqua contaminata con radionuclidi. Nell'agosto del 1978 l'impianto chiude. E nel novembre del 1979 si verifica un incidente analogo. Nel novembre del 1980 le piogge abbondanti, aggiunge lo studio, penetrando fuoriescono nel fiume portandosi dietro Cesio 137. Nel novembre del 1982 un contenitore su rimorchio ferroviario da Roma a Garigliano perde per strada 9.000 litri di acqua con Cobalto 58, Cobalto 60, e Manganese 54. Infine, secondo il dossier, sono documentabili nel 1972 e nel 1976 due esplosioni dei filtri del camino centrale.

Dietro l'accordo con la Francia per la costruzione di reattori nucleari in Italia potrebbero esserci 'accordi riservati per la costruzione di armi atomiche: ovvero, dietro l'accordo Sarkozy-Berlusconi potrebbe esserci un accordo oltre che di cooperazione civile anche di cooperazione militare'. Lo dice Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, nel corso della manifestazione contro il ritorno del nucleare, oggi davanti piazza Montecitorio, a 24 anni dall' incidente che ha causato la tragedia di Cernobyl.

Il 26 aprile del 1986, ricorda Bonelli, 'ci fu il piu' grande incidente nucleare che la storia ricordi e che negli anni ha fatto oltre 200 mila morti'. Per questo, continua il presidente dei Verdi 'chiediamo al governo di fermarsi e di non tornare al nucleare. Ma - aggiunge il leader del ‘Sole che ride' - chiediamo se dietro l'accordo con la Francia si nasconde un'operazione che potrebbe portare alla prima bomba militare italiana'. Anche perche', conclude Bonelli 'il nucleare civile, di solito, va di pari passo con quello militare'

Intanto sarebbe in arrivo un nuovo colpo per le energie rinnovabili ed in particolare per la promozione del solare. 'Hanno deciso di tagliare il conto energia del 20%. Sarebbe, infatti, pronta una bozza che andra' in uno dei prossimi Consigli dei ministri'. A riferirlo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, a margine di una manifestazione contro il ritorno del nucleare in Italia, oggi davanti piazza Montecitorio.

Secondo Bonelli 'sara' un colpo durissimo al mondo delle imprese e delle rinnovabili'.

Il conto energia consiste in una fetta di incentivi e aiuti allo sviluppo di energie rinnovabili con particolare attenzione al fotovoltaico. A quanto detto da Bonelli la bozza in questione sarebbe sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico.

venerdì 8 gennaio 2010

Sul nucleare in Italia

Lo scorso 8 gennaio si è tenuta una conferenza stampa contro il nucleare a Como.
Elisabetta Patelli spiega i motivi della sua contrarietà che si trova lontana da ogni terrorismo, ma legata a dati e logiche stringenti.





giovedì 7 gennaio 2010

No al bidone atomico in territorio comasco

Le decisione del Governo di riaprire il nucleare nonostante il referendum del 1987 , nel quale piu’ dell’80% dei votanti espresse la ferma volontà di uscirne ,è una scelta scellerata che porta il paese in un pericoloso vicolo cieco: una tecnologia rischiosa,impattante,costosa , con tempi lunghi di realizzazione che impegna decine di migliaia di miliardi di soldi pubblici per arrivare a coprire il 6/7% del fabbisogno italiano annuo.E’ difficile condurre il dibattito sui pericoli del nucleare, in un confronto nel quale gli studi scientifici (che pure esistono) sugli effetti di alte e basse radiazioni vengono sistematicamente negati da una irriducibile sicumera senza prove. E’ più facilmente dimostrabile come il nucleare sia un clamoroso flop, non ecologico , non conveniente non economico. Un bidone atomico. L’idea che il nucleare sia economico e porti a ridurre i costi per l’utenza è pura propaganda: i costi veri di un KWh da produzione elettronucleare, la sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi e lo smantellamento (decommissioning) degli impianti, la loro sicurezza tecnologica e militare comportano infatti costi elevatissimi, L’apparente basso costo del KWh in alcuni paesi del nucleare, in Francia ad esempio, è dovuto esclusivamente all’intervento diretto e indiretto dello Stato. Inoltre vengono sottratte risorse preziose al campo delle tecnologie in grado di ridurre le emissioni , all’efficienza energetica e alle rinnovabili. Insomma a quella green economy che sta portando fuori gli altri paesi dalla crisi mondiale ,creando nuove reali opportunità di occupazione(ad oggi in Germania tra diretto e indotto ha portato lavoro a circa 250.00 addetti). Per il momento il nucleare che Berlusconi e Scajola hanno depositato sotto l’albero il 22 di dicembre avvia la farraginosa macchina per l’individuazione dei siti e fissa le succulente compensazioni economiche (anticipabili) per “oliare” le comunità. Compensazioni ingenti che riguardano sconti sulle bollette, premi, sconti e sgravi fiscali , che non avrebbero ragione d’essere se l’ affermazione che il nucleare e’ ecologico e sicuro fosse vera anche per chi la sostiene. Gli investimenti ingentissimi che stiamo sacrificando al nucleare e pure i corposi incentivi economici a beneficio delle comunità consenzienti usciranno dalle nostre tasche . Ennesima fregatura per gli Italiani i quali mai e poi mai vedranno i benefici di tale impresa. Il dettagli del bidone atomico, al di la’ dei soldi promessi, è rimandato –ovviamente - a dopo le regionali. Chissà mai che qualcuno si accorga prima della fregatura. In questi giorni, parallelamente alla candidatura da parte del presidente Zuccoli della regione Lombardia come regione ideale e il lancio di A2A (socia della nostra Acsm) nel nucleare, sono arrivate da territorio segnali di preoccupazione e sono riemerse vecchie ipotesi persino di costruzione di impianti in area Pian di Spagna, nonché di deposito scorie nelle cave della provincia Noi riteniamo che al momento l’insediamento di impianti nucleari in territorio comunale sia molto improbabile, abbastanza difficile sul territorio provinciale, mentre il “giro” delle scorie, sia lecito che illecito, e l’utilizzo del nostro bacino idrico per rifornire centrali dislocate altrove é una ipotesi assolutamente possibile... Il nucleare è assetato in modo perpetuo di acqua: le centrali nucleari francesi usano il 40% delle risorse idriche consumate su tutto il territorio nazionale, in media per un reattore da 1.000 MW servono oltre 2,5 milioni di metri cubi di acqua al giorno. Una quantità rilevante anche per l’Italia, visti anche gli scenari futuri sugli impatti dei cambiamenti climatici che prevedono una consistente riduzione delle risorse idriche nel nostro Paese! Il nucleare usa molta acqua e ininterrottamente per cui è necessario gestire i bacini come riserve perpetue: la nostra preoccupazione riguarda quindi anche il possibile utilizzo del nostro lago, come serbatoio d’acqua per il funzionamento di impianti dislocati anche al di fuori del territorio provinciale. Oltre allo scempio delle paratie, sono noti infatti i danni che una gestione strumentale dei livelli del Lario ha gia’ procurato e procura alle nostre rive. Siamo pienamente consapevoli che il Governo intende procedere sia per attrazione economica, date le corpose compensazioni stanziate, sia per imposizione contro la volonta’ degli Enti e delle popolazioni locali, riteniamo tuttavia che una precisa scelta da parte del territorio sia una atto rilevante che attiva ulteriori responsabilità a carico del Governo centrale. Con questo spirito alcune Regioni, molti Sindaci e Presidenti provinciali si stanno attivando per far sentire la loro volontà e quella dei cittadini che amministrano. Per rutto quanto sopra abbiamo deciso di da presentare in Consiglio comunale una mozione urgente che impegna Sindaco e Giunta) a confermare (esiste una precedente delibera dei Verdi del 1986) Como“territorio comunale denuclearizzato”, in quanto indisponibile non solo all’insediamento in territorio comunale di impianti ad energia nucleare per fissione di materiali radioattivi ma anche al deposito definitivo e temporaneo di materiali radioattivi anche di bassa attività, materiali arricchiti o impoveriti, scorie radioattive, materiali allo stato solido, liquido o gassoso contaminati da fonti radioattive e derivanti dalla filiera della produzione di energia nucleare) in quanto rappresentanti del capoluogo provinciale,a sostenere presso l’Amministrazione provinciale la totale contrarietà all'ipotesi di scelta di localizzazione nel nostro territorio provinciale di impianti nucleari e di depositi definitivi o temporanei di scorie radioattive da nucleare). Impedire lo sfruttamento e la gestione delle acque del lago per usi diretti o indiretti delle centrali nucleari dentro e fuori il nostro territorioAbbiamo inoltre deciso di mandare al Presidente Carioni, agli Amministratori e al Consiglio provinciale un documento in cui chiediamo lo stesso impegno preciso ad escludere la provincia da qualsivoglia attività legata alla produzione di energia da nucleare e deposito scorie, sia temporaneo che definitivo, a garanzia dei cittadini residenti, di tutti i nostri turisti e delle generazioni future che vivranno nel nostro territorio.

Roberta Marzorati
Elisabetta Patelli